16 Marzo
 
Stamattina un programma di approfondimento alla tv, dopo il notiziario , prima di uscire di casa mi riporta indietro nel tempo, non sono più nel 2010, ma ho 11 anni.
Le pagine del calendario si sono ricomposte sulla parete, un foglio dopo l’altro ed eccoci qui   è il 1978.
E' un giovedì di marzo.
 
-Milano, dintorni della scuola, c’è un cielo di prima primavera.
E’ la mia scuola media , io frequento la prima. La scuola è la  “Mario Donati” , una struttura prefabbricata, mi piace la mia scuola, però, è piena di luce e di gioia.
Io la vivo così, mi piace tanto, ci sto bene, è bello sapere che finalmente, la mia acquistata libertà significa andare e tornare non accompagnata, ma con le amichette, ci sentiamo un po’ grandi, e si respira meglio senza l’assillo di mamma e papà.
 
Ma non quel giorno, c’è qualcosa di strano quel giorno. Milano sembra avere una strana cappa sospesa nel cielo. Me ne accorgo quando all'uscita, camminando lungo il vialetto vedo strane facce, alcuni indifferenti, altri sembra che sappiano qualcosa, qualcosa di non bello. Io cammino svelta , la cartella pesa, la camminata no, ma girato l’angolo, eccolo è lì.
 
Mi fermo contrariata, perché è venuto a prendermi? Io voglio andare fino a casa da sola, sono capace, so attraversare la strada.
Papà mi si fa incontro, ha gli abiti da lavoro e dice qualcosa, che è successo un brutto fatto in Italia. Non so cosa sia ma avverto che è qualcosa di male, che non doveva succedere, e che in qualche modo non solo sfiora ma coinvolge la mia vita di bambina.
 
Ha deciso di venire a prendermi papà, preso da una strana paura, irrazionale e illogica, come accade quasi sempre con le paure che non conosciamo.
 
Nonostante tutto, in qualche modo capisco, e non mi oppongo come avrei normalmente fatto e taccio.
Un silenzio che, mentre camminiamo insieme , si fa sempre più significativo, per un fatto, che di fatto un significato non ne vuole avere.
 
Un silenzio ammutolito, dopo il fracasso delle mitraglie che a Roma ne sterminò 5 di uomini della scorta di Aldo Moro, quella mattina in Italia, del 16 Marzo 1978.
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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27 GENNAIO - IL GIORNO DELLA MEMORIA -

Ecco un elenco sommario delle letture che ho fatto da quand'ero bambina ad oggi, e che pertanto mi hanno formata, aiutandomi a diventare una persona migliore.

- Requiem Tedesco, Storia degli Ebrei in Germania 1743-1933   di Amos Elon

- Hitler e l'enigma del consenso, di Ian Kershaw

- Necropoli,  di Boris Pahor

- Quando Hitler rubò il coniglio rosa,  di Judith Kerr

- Il sacchetto di biglie, di Joseph Joffo

- Essere senza destino, di Imre Kertész

- Diario, di Anna Frank

E sono sicura di dimenticarne molti, o meglio di dimenticare titolo, copertina, dettagli, ma non il senso, quello no.

Per non dimenticare, per dire MAI PIU'.

 

 

 

 

 

 

 

 

Esempio di testo

e' il momento del dolore. E' tanto grande quanto è stata la felicità di averti avuta, per 16 lunghi e meravigliosi anni come compagna di vita. Ogni istante di questi anni, è stato pura consapevolezza della gioia che mi stavi dando. E forse - e spero, ma credo di sì - anche la tua gioia .Chi non ha un animale in casa non può capire, lasci questo sito e non continui oltre

Io e te eravamo una bella coppia non c'è che dire. Quanti sorrisi, e risa mi hai procurato. Continui. Come faccio ad accomiatarmi senza abbandonarmi alla disperazione? Sei stata àncora del mio vivere, presenza costante e preziosa, insostituibile compagna di sguardi. Di abbracci, di coccole per addormentarsi insieme, ogni sera, di questi miei ultimi 16 anni.E un miliardo di altri momenti che non posso elencare qui, perchè mi riempiono il cuore fino a farlo scoppiare.

Amica vera e preziosa, insostituibile emissaria di gioia di vivere.Non potrei descrivere il bene che mi hai dato nemmeno se fossi Dante o se scrivessi un miliardo di parole.

Ora è venuto, il tempo dei saluti, peccato non poterti ringraziare, tu infatti mia adorabile, micia hai vissuto tutto questo, ignara di quello che eri per me, ma non ignara dell'affetto che ti portavo. Mi hai sempre trattata con l'esclusività dell'amore, dedicato solo a me, e questo mi ha riempito la vita e donato l'orgoglio di dire :è la mia gatta.

Sei arrivata in quei giorni, in cui la mia casa era troppo vuota. riempiendola, con il tuo passo silenzioso, il tuo essere invisibile, e come con una magia, hai assunto mille forme, tutte quelle che il mio animo necessitava, senza sbagliare mai.Senza sbagliare un tempo, ne' un modo.

E adesso, che la disperazione è pronta ad accoglierne di nuova, e di maggiore, e di più grande per quel giorno infausto - che arriverà a breve - provo terrore al solo pensarlo, in quel giorno ci diremo addio per sempre, la mia mente continua a ripetere che è il tempo di capire e di lasciarti andare, ma il mio cuore non vuole sentirlo.

 Dicembre 2010

 

 

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