- AMADE' AMADE'! -

Un’altra cosa che non sapevo, circa il suo vero secondo nome.

L’avevo sempre sentito chiamare così: Wolfgang Amadeus Mozart.

C’era anche una canzone di musica dance degli anni ’80, nella versione tedesca, per non parlare del famoso film, entrambi quindi  avrebbero dovuto recitare :“ Amadè ! Amadè!”, e suona strano.

Egli creò tecniche di composizione mai usate prima, inventò passaggi e accordi nuovi che in taluni casi lasciarono anche un po’ spiazzati i suoi coevi.

Eppure nemmeno lui, nemmeno il grande Amadè, aveva creato tutto da solo. Se non ci fossero stati Sammartini da cui apprese una struttura della sinfonia, J.C.Bach (figlio)  per lo stile galante, Haydn per la forma sonata,  e il contrappunto da Von Swiete, per non parlare degli antichi canti gregoriani, i capolavori del compositore di Salisburgo non sarebbe stati tali.

Bene, è bello sapere che la creazione delle forme d’Arte più alte sono sempre frutto di un passaggio di testimoni, uno stratificarsi continuo di pennellate di bellezza, che passando una sopra l’altra sanno muovere le menti e commuovere i cuori.

Quel testimone che si passano gli artisti, una sorta di eredità che viene dalla materia umana che c’era prima di noi nel mondo,  dimostra che nessuno parte dal nulla, c’è sempre un  lascito precedente dei nostri avi, di cui godere e di cui l’Artista sa prendere il meglio. Egli ha il talento  di prenderne  un seme, riconoscerlo come prezioso e fertile, crescerlo, farlo diventare germoglio e infine riesce come in un miracolo a dargli nuova vita.  Tutto questo con quale scopo? Non è dato di saperlo;  l’unica cosa che so, è che ascoltando queste musiche sublimi, la vita ti sembra arricchita di un motivo in più per viverla.

E non è poco.

 

 

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UOMINI DI DIO

Un film emozionante e vero.
Tratto da una storia accaduta pochi anni fa in un monastero francese su territorio marocchino, che a un certo punto si trova alle prese con i fondamentalisti islamici.
Un film che parla di spiritualità senza essere bigotto, di religione e di religioni senza cadere nella retorica, e parla di uomini , uomini che si interrogano a cuore aperto sulla loro paura, e la loro forza e nell'interrogarsi riescono a far emergere la vera essenza dell'essere uomo, e dell'essere credente. Laddove credente significa credere nella Pace e nella carità in modo inequivocabile e senza compromessi. Parole della Bibbia e del Corano si mescolano nello stesso fine ultimo: servire Dio e gli uomini.
 Le inquadrature del paesaggio in cui il monastero è situato sono protagoniste così come lo sono i fatti, gli sguardi, le preghiere, il salmodiare rituale e purificatore di un monastero, e quello dal lavoro dei campi , del lavoro manuale.
Le sequenze tutte sono dosate con arte, nessuna dura un attimo di meno, o un attimo di più di quanto serva a chi guarda per capire e per sentire ciò che accade con la testa e con il cuore.
Fa pensare. Pensare a quanto a questo mondo secolarizzato e tecnologicizzato manchi la spiritualità, il contatto con un divino, che è amore, che è coraggio, che è forza.
La colonna sonora del film, o meglio la sua assenza, aiuta con il suo silenzio alla compenetrazione con il film facendolo diventare un atto meditativo.
E' per questo che quando appare la musica, presente in una delle ultime scene , essa assume un senso altissimo e potente da togliere il respiro.
Gli interpreti  sono tutti perfetti, ogni personaggio completamente delineato e realistico.
La regia di questo film è superba, un film indimenticabile.
 

Nov 2010

 

Giovanni Sebastiano                                                    (una biografia apocrifa)

Dunque questo signore, me lo vedo così: nasce da famiglia modesta di musicisti, e poi si ingegna in molti modi per diventare un bravo organista, ma diciamo che per campare fa anche l’organaro, quello che l’organo più che suonarlo, lo aggiusta .

E mi appare un’immagine, di questo signore che mentre  mette le mani tra i meccanismi di legno e metallo, magari la vede uscire da lì, quella musica, quella che poi comporrà per tutti il tempo della sua lunga vita.

Un giorno decide di andare a sentire – in epoche di pochi spartiti da leggere, e nessun supporto musicale – il suo mito, perchè era un suo grande fan , e senza ne’ cavallo, ne’ treno ne’ car-sharing,  pensa che per ascoltare la musica che lo seduceva di più valeva ben la pena andarsene anche a piedi, e fa un pellegrinaggio mitico, di qualche centinaio di kilometri per sentire suonare le composizioni del suo beniamino, Buxtehude, un po’ anche il suo padre putativo, diciamo in qualche modo il suo guru, che però nei secoli a  venire sarà sempre meno noto del suo allievo.

L’incontro con Buxtehude lo sprona, lo aiuta a sperimentare nuove tecniche compositive, e certo anche lo ispirerà: ma di quella ispirazione di cui magari tutti abbiamo bisogno, un po’ seme di un sogno che deve diventare realtà, un po’ incoraggiamento e fiducia, dei propri meriti.

E deve averne avuta tanta in se’ – e nel suo Dio -   il nostro compositore tedesco, se ebbe venti figli. E di questi figli molti furono in vita già  riconosciuti come grandi interpreti e compositori, ma lui no. Lui continuò però a comporre, e a suonare, e ad aggiustare, ebbro di una fede che probabilmente lo aiutò non poco. Nessuno dei suoi coevi lo riconobbe come un grande genio, ne’ accadde subito dopo la sua scomparsa.   Chissà se il successo, che oggi si chiamerebbe così – dei figli era per lui più motivo di orgoglio che non una  pena per il mancato riconoscimento dei suoi lavori. Lui che inventò L’Arte della Fuga, rielaborò il Canone, e le Variazioni Goldberg, commissionate per invocare il sonno, ma che più che dormire, come minimo  ti fanno sentire vivo. Insomma creò musiche che ancora e soprattutto oggi, sentendole, ci fa sentire l’orgoglio di  essere uomini.

Giovanni S. compose seguendo difficilissimi modelli matematici, degni  di Einstein, ma che giunti all’orecchio umano sembrano usciti da un segno del divino.

E questo diventa una specie di mistero:la scienza che provoca emozione.

O chissà se invece era la sua emozione, che per esprimersi doveva arrivare dalla matematica insita in ogni spartito.

Quando se ne va è ormai cieco da tempo, e non ha ancora concluso la sua ultima opera.

Ma poco prima di morire inaspettatamente, e momentaneamente,  gli viene restituita

la vista quasi a donargli una luce a una vita passata in penombra.

Anche a un altro grande artista, che gli succederà tra i più grandi della musica classica,  accadrà questa tragedia , poi momentaneo miracolo: Beethoven, con la sua sordità.

Solo oggi, e solo a partire da metà del 1800, tutti lo declamano tra il più grande dei grandi musicisti classici, e non, studiosi e non, musicologi e non. Ognuno, ascoltando con la testa e ascoltando col cuore, coglie il meglio del dono che Bach seppe dare a noi, onore di cui in vita non potè godere.

P.s.:Se poi volete una biografia un po’ più seria e completa, come avrete capito,  dovete cercare altrove.

Oda al gato

 Los animales fueron
imperfectos
largos de cola, tristes
de cabeza.
Poco a poco se fueron
componendo,
haciéndose paisaje,
adquirendo lunares, gracia, vuelo.
El gato
sòlo el gato
apareciò completo
y orgulloso:
naciò completamente terminado,
camina solo y sabe lo que quiere.
 
El hombre quiere ser pescado y pàjaro,
la serpiente quiesiera tener alas,
el perro es un leòn desorientado,
el ingeniero quiere ser poeta,
la mosca estudia para golondrina,
el poeta trata de imitar la mosca,
per el gato
quiere ser sòlo gato
y todo gato es gato
desde bigote a cola,
desde presentimento a rata viva,
desde la noche hasta sus ojos de oro.
 
No hay unidad
como él,
no tienen
la luna ni la flor
tal contextura:
es una sola cosa
como el sol o el topacio,
y la elàstica linea en su contorno
firme y sutil es como
la linea de la proa de una nave.
Sus ojos amarillos
denaro una sola
ranura
para echar las monedas de la noche.
 
Oh peqeuño
emperador sin orbe,
conquistador sin patria,
mìnimo tigre de salon, nupcial
sultàn de cielo
de las tejas eròticas,
el viento del amor
en la intemperie
reclamas
cuando pasas
y posas
cuatro pies delicato
en el suelo,
oliendo,
desconfiando
de todo lo terrestre,
porque todo
es immundo
para el immaculado pie del gato.
 
Oh fiera independiente
de la casa, arrogante
vestigio de la noche,
perezoso, gimnàstico
y ajeno,
profundisimo gato,
policìa secreta
de las habitaciones,
insignia
de un
desaparecido terciopelo,
seguramente no hay
enigma
en tu manera,
tal vez no eres misterio,
todo el mundo te sabe y perteneces
al habitante menos misterioso,
tal vez todo lo creen,
todos se creen dueños,
propietarios, tìos
de gatos, compañeros,
colegas,
discipulos o amigos
de su gato.
 
Yo no.
Yo no suscribo.
Yo no conozco al gato.
Todo lo sé, la vida y su archipiélago,
el mar y la ciudad incalcolabile,
la botànica,
el gineceo con sus extravìos.
El por y el menos de la matematica,
los embudos volcànicos del mundo,
la càscara irreal del cocodrilo,
la bondad ignorada del bombero,
el atavismo azul del sacerdote,
pero no puedo decifrar un gato.
Mi razòn resbalò en si indeferencia
sus ojos tienen numero de oro.
 
Ode al gatto

 

Gli animali furono imperfetti

lunghi di coda

plumbei di testa

piano piano si misero in ordine

divennero paesaggio

acquistarono nèi grazia volo

Il gatto

soltanto il gatto

apparve completo

e orgoglioso

nacque completamente rifinito

cammina solo
e sa quello che vuole.

L'uomo
vuole essere pesce e uccello
il serpente vorrebbe avere ali
il cane è un leone spaesato
l'ingegnere vuol essere poeta
la mosca studia da rondine
il poeta
cerca di imitare la mosca
ma il gatto
vuol solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda
dal fiuto al topo vivo
dalla notte
fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità come la sua
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione
è una sola cosa
come il sole o il topazio
e l'elastica linea del suo corpo
salda e sottile
è come la linea della prua
di una nave
i suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi
le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz'orbe
conquistatore senza patria
minima tigre di salotto
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi e posi
quattro piedi delicati
sul suolo
fiutando
diffidando
di ogni cosa terrestre
perché tutto
è immondo
per l 'immacolato
piede del gatto
oh fiera indipendente
della casa
arrogante vestigio della notte
neghittoso ginnastico
ed estraneo
profondissimo gatto
poliziotto segreto
delle stanze
insegna
di un irreperibile velluto
probabilmente non c'è enigma
nel tuo contegno
forse non sei mistero
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso
forse tutti si credono padroni
proprietari parenti di gatti
compagni colleghi
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no
io non sono d'accordo
io non conosco il gatto
so tutto
la vita e il suo arcipelago
il mare e la città incalcolabile
la botanica
il gineceo coi suoi peccati
il per e il meno
della matematica
gli imbuti vulcanici del mondo
il guscio irreale
del coccodrillo
la bontà ignorata del pompiere
l'atavismo azzurro
del sacerdote
ma non riesco
a decifrare un gatto
sul suo distacco
la ragione slitta
numeri d'oro
stanno nei suoi occhi.
 
Pablo Neruda

Commento al Libro: Le Fusa di Oscar Certi gatti hanno poteri straordinari di David Dosa

(potevo io esimermi dallo scrivere qualcosa su un libro di gatti? Da questo sito giammai!)

 Un libro di una storia vera ( e recente), un libro per chi ama i gatti e non solo, per chi è interessato alla vicenda umana di chi viene toccato da vicino dal dramma dell'Alzheimer, per chi crede che la scienza non abbia ancora capito tutto. Complimenti al medico/scrittore, che non è caduto nel patetico ed è riuscito a non farne un libro semplicemente sensazionalistico, ma ha approfittato in modo leggero e competente per fare divulgazione scientifica e umana, sul mondo delle persone che se ne stanno andando e di tutto quello che le circonda.
 

 

lunedì, 22 febbraio 2010

Stravaganze , Ostinate e contrarie

Parte del titolo viene da quello spettacolo incredibile e straordinario che la mia insegnante di storia della musica ha messo insieme insieme a tanti volontari della compagnia La Stravaganza e che è stato rappresentato al Teatro Franco Parenti.
Tanti ragazzi e le 11 “canzoni/fidanzate” di De Andrè a creare uno spettacolo di storie, di provocazioni sociali, dei dolori e le gioie di questo mondo, in modo visionario e fantastico.
Con un contorno di begli effetti luce, voci così ben preparate da creare un coro professionale, una serie di coreografie ricche di simboli e simbologie,  un insieme sapiente di ricerche di video, immagini e  voci fuori campo, e ricordi di notizie dai tg passati: è questa coralità ben amalgamata che è riuscita a dare forma a uno spettacolo davvero nuovo e coinvolgente.
Se all’inizio la decodifica appare non immediata, a mano a mano che si dipanano note e immagini si entra in un mondo che confina con il mondo di altre anime, finchè non diventa il nostro.
Insomma uno spettacolo dove la potenza della musica, delle parole, della poesia, delle immagini e soprattutto delle emozioni, sono un tutt’uno; quando si pensa a come dovrebbe essere intesa l’arte.
Il più delle volte non è quella dei personaggi famosi, che in nome del ritorno di pubblicità, fama, onori e ricavi, perde di autenticità.
E’ quella tessitura tanto fitta da prestarsi a più letture, che possono cambiare dall’inclinazione dei nostri sensi in quel momento, dei nostri pensieri il giorno prima, da una lettura capitata per caso, che può aprire porte nella nostro campo visivo a seconda del nostro grado di sensibilità, del nostro respiro migliore, del compagno di viaggio che ci sta a fianco, da un  colore che incontra i nostri occhi. Miliardi e infinitesimali sono le scosse che è in grado di percepire il nostro spirito. Solo che il più delle volte, lo lasciamo indietro per la fretta, o per la paura.
E ogni volta che muovi la testa anche solo di pochi  gradi, eccoti apparire come in una magia un altro scorcio, un’altra interpretazione. E’ tipico dell’arte che riesce a comunicare il suo meglio,  quando è audace, piena di creatività e non superficiale. Ci accorgiamo di quanto sappiamo cogliere della sua bellezza solo quando qualcuno è tanto acuto da simolare le nostre reazioni in questo modo e   travolgerle nel nostro quotidiano.
Perciò alla fine dello spettacolo, rapiti da questo viaggio, qualcuno invoca: ma è già finito?!
 
E quando dopo i saluti festosi di tutti, ci allontaniamo, ancora gioiosamente scossi da ciò che abbiamo vissuto mi viene da pensare che basta solo poco  impegno che l’ondata di carica energetica di qualsiasi forma d’arte riesce a vestirti di una tale gamma di emozioni vecchie e riscoperte fa farti apparire a te stesso, da dentro, come una persona nuova, e più ricca.
Un bel regalo da persone
stravaganti .
 

 (20/02/2010)
 

..."l'utopia è come l'orizzonte:cammino due passi e si allontana di di due passi. cammino dieci passi e si allontana di dieci passi. L'orizzonthttp://houngattorosa.beepworld.it/index.htme è irrangiubile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare" Eduardo Hughes Galeano

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